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Il bardo doloroso

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Un percorso di scrittura e lettura per ragazzi

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Alcuni ragazzi della Scuola Secondaria di I Grado Josti-Travelli di Mortara si sono suddivisi tra gruppi e singoli per portare a termine un’ardua impresa: si sono cimentati nello scrivere, in un blog online, il finale della storia che Il Bardo Doloroso ha inventato, ambientata durante il Palio dell’Oca, lasciandola di proposito monca.

L’iniziativa si riferisce al progetto Ali nel vento: fiumi di parole, un percorso di scrittura e lettura per i ragazzi della Scuola Media Inferiore, in collaborazione con il Comune di Mortara, la Biblioteca Civica Francesco Pezza e la Scuola Media Josti-Travelli, coordinato dalle insegnanti Laura Zandi e Laura Vanella.


Oca creata con granaglie varie

 

Così cita il blog ufficiale (http://bardodoloroso.blogspot.it/p/checose-il-bardo-doloroso-ilbardo.html):

I ventidue ragazzi della scuola Josti-Travelli di Mortara che hanno partecipato al progetto erano stati chiamati a concludere un racconto del nostro Bardo, Michele D’Angelo. Tutti hanno prodotto finali di qualità e la scelta per il Bardo è stata davvero ardua. Se avesse potuto li avrebbe premiati tutti, ma c’era spazio per un solo finale, perciò è stato scelto quello dei Doppio Trio (classe IIA), per l’inventiva e l’abilità nel trovare una soluzione narrativa inaspettata. Il loro diventa a tutti gli effetti il finale ufficiale di questa storia.

Ecco chi sono gli autori del Doppio Trio:

 

Martina Valle
Alessia Grigoletto
Arianna Lapenna
Lorenzo Lazzarin
Marco Boncimino
Leonardo Ferrara

ed ecco il racconto completo:

Uno sfrigolio magico distorce l’aria in uno dei vicoli di Mortara e cinque figure appaiono dal nulla.
– Umpf. Questa non mi sembra affatto piazza Monsignor Dughera, razza di mago pressapochista – borbotta il Re, aggiustandosi l’inclinazione della corona.
Il Mago Reale, fratello Fireball, arrossisce sotto la barba bruciacchiata. – Ehm… infatti non lo è, sire. Ma sapete, le mutevoli correnti del continuum magico-dimensionale possono provocare sottili divergenze tra…
– Per favore, risparmiami il maghese – lo interrompe il sovrano, sollevando una mano – ho già l’emicrania per il teletrasporto. Archie, mi potresti spiegare di nuovo dove ci troviamo e perché siamo venuti fin qui?
Archibald Lecter, Segretario Particolare del Re, si fa avanti con la consueta espressione di dolorosa sopportazione dipinta sul volto magro.
– È presto detto, mio signore. Siamo a Mortara, una cittadina lombarda della provincia di Pavia. È un luogo ricco di storia, lussuosi palazzi, chiese e monumenti. Ogni anno, l’ultimo fine settimana di Settembre, si tiene un rimarchevole evento popolare denominato Palio dell’Oca, con sfilate di figuranti e una sagra ricca di specialità gastronomiche. È molto che non vi prendete una pausa e ho pensato che assistervi avrebbe calmato i vostri stressatissimi nervi. E di conseguenza i miei.
Accanto a loro il Bardo stagista è chino su una pergamena e sta prendendo furiosamente appunti per la ballata che scriverà più tardi.
Il Palio dell’Oca, eh? – borbotta il sovrano, grattandosi il mento barbuto – Curioso. Sapevo della caccia al cervo, al cinghiale… persino alla volpe. Ma non avrei mai detto che un’oca potesse costituire un qualche genere di sfida…
La sfilata

- Guarda Archie! Hanno persino organizzato una parata in mio onore! - Sì, certo, Sire. Come dite voi ...

– Infatti non credo che l’oca venga cacciata, sire… – interviene Storm Brave, Comandante dell’Esercito Reale e guardia personale del Re per l’occasione.
– No? E allora cosa? Ne fanno combattere due all’ultimo sangue?
Archibald geme, massaggiandosi stancamente la radice del naso. – ehm… no, neppure questo. L’oca a Mortara è un animale importante, pensate che durante la Sagra si può assistere anche alla famosa Mostra del Palmipede, un concorso di fama nazionale in cui vengono fatte sfilare oche e anatre ornamentali e da carne. Eleggono anche un Re, a quanto pare.
– Eh? Un Re? – sussulta il sovrano, finalmente interessato.
– Sì, il Re Ocone. L’oca più grassa, nella fattispecie.
– Che significa quel tono, Archie? E non guardarmi così, io non sono affatto grasso. Ho le ossa robuste, ecco tutto… – borbotta il Re, piccato. – E ad ogni modo questo non spiega cosa c’entri l’oca con il Palio. Si può sapere in cosa diamine consiste?
– Il gioco dell’oca è un famoso gioco da tavolo, sire. Qui a Mortara viene messa in scena una versione vivente e, se mi permettete l’ardire, estremamente più coinvolgente.
Il Re sgrana gli occhi, basito. – Un gioco da tavolo? Vuoi dire uno di quei giochi da signorine? Niente sangue, combattimenti e adrenalina?
Il segretario scuote il capo. – Niente sangue o combattimenti, sire, ma di adrenalina ne avrete quanta ne vorrete. Come vi ho detto è un gioco estremamente coinvolgente.
– Umpf, sarà. – borbotta il Re, di pessimo umore – Spero per te che tu abbia ragione, Archie.
– Io sono contento che non ci siano combattimenti – dice Brave con un sorriso stanco – ogni tanto qualcosa di diverso non può che farmi bene.
I cinque escono dal vicolo e si ritrovano in una strada più grande, dove un gran numero di persone sta assistendo ad una parata di nobili e damigelle.
Le belle dame

- Brave, smettila di fare il pesce lesso con le fanciulle. Vediamo di non farci riconoscere, come al solito... - Ehm... pesce lesso, Sire? Coff... Coff... io mi stavo solo sincerando che la fanciulla non fosse armata ...

– Oh, finalmente un po’ di nobiltà, Archie – si rallegra il Re – E senti che atmosfera festosa si respira nell’aria. Chi è il Signore di queste terre? Chi ha indetto il Palio?
Il Segretario scocca un’occhiata in tralice al Bardo e questi si affretta a frugare tra le sue pergamene in cerca di quella corretta. La passa ad Archibald e il segretario inizia a leggere con attenzione. – Sembra che i giochi siano stati indetti dal duca Ludovico il Moro per intrattenere la moglie Beatrice d’Este durante le sue battute di caccia in questa zona.
– Ah, favoloso, nientemeno che un duca, dunque – annuisce il Re, soddisfatto – Hai arrangiato un incontro con questo Ludovico il Moro, Archie?
Il Segretario sussulta, come se avesse ricevuto l’ennesima scudisciata – No, sire. Temo che il duca sia morto.
Il Re lo fissa sgomento. – Morto? Ma… come? E come osano questi plebei e nobili ingrati festeggiare in questo modo quando il loro signore giace nel freddo abbraccio dell’ossuta signora?
Il Bardo sospira e scuote la testa, depresso, ricevendo una gomitata nelle costole dal Segretario.
– Oh, io non mi preoccuperei di questo, sire. Il lutto per la morte del duca è finito da un pezzo, ormai. Da seicento anni, più o meno…
Il Re si acciglia. – Oh, beh, in questo caso…
– Sia la Sagra che il Palio si ripropongono di far rivivere alla città i fasti dell’epoca dei Duchi di Milano, per questa ragione più di 500 figuranti sfilano in un’imponente parata di dame, nobili, cavalieri, paggi e trovatori che si conclude con il Palio in piazza.
I rapaci

- Guarda quel gufo, Archie! Ha la stessa espressione che avevi tu quando ti dissi che intendevo muovere guerra ai nani! Ah Ah Ah!

Una coppia di mortaresi passa loro davanti e sorride al Re – Bel costume – dice uno, con un’amichevole pacca sulla spalla.
Mentre quelli si allontanano chiacchierando il povero Archibald scruta con apprensione la sottile vena bluastra che pulsa sulla fronte aggrottata del suo sovrano. Storm Brave gli scocca un’occhiata, pallido.
– Archie, un plebeo si è appena rivolto a me senza permesso, per caso? – sussurra il Re, ostentando una finta calma.
– Ehm… direi che più che altro ha espresso un commento ad alta voce. Tra sé e sé, molto probabilmente.
– E mi ha toccato, sbaglio?
– Beh, non direi proprio toccato nel senso tattile del termine. È stato più un gesto inconsulto, sire.
– E qui non ho la giurisdizione per ordinare a Brave di far mettere alla gogna quell’impudente, vero?
– Temo di no, sire.
Il Re prende un profondo respiro e scuote la testa. – Tu guarda… appena seicento anni senza sentire il nerbo sulle terga e questo è quello che si ottiene. Cittadini indisciplinati e che credono di potersi veramente governare da soli. Invece di incoronare Reun’oca dovrebbero procurarsi un sovrano vero. Dove andremo a finire, in questo modo?
– Nelle ultime file, temo. – sospira Archie – Se non ci diamo una mossa perderemo i posti migliori per il Palio, mio signore.
– Va bene, va bene. Che mi si conduca al Palio, dunque, e vediamo di sbrigarci che ho da fa… un momento, ma cos’è questoodore divino?
Storm Brave annusa l’aria e poi annuisce, approvando. – Salame, signore. Ce ne sono a decine su quelle bancarelle laggiù, se gli occhi non mi ingannano.
– Salame d’oca? – sbava il Re.
– Già. Alcune delle razze più pregiate di oche sono Mortaresi – spiega il Segretario – e il famoso salame d’oca è una specialità locale che può essere immessa sul mercato solo provvista di apposito contrassegno posto subito dopo l’insaccatura e la cucitura.
Ma il Re è già partito per tuffarsi di persona tra i famosi salami d’oca di Mortara, improvvisamente più disponibile al contatto fisico diretto con quella che lui definisce “la plebe”. Ci vuole qualche sforzo a convincere il venditore ad accettare monete d’oro in pagamento, ma alla fine il sovrano compra 16 chili di salame, che viene prontamente caricato sulla schiena dell’ipotoracico e altrimenti inutile Bardo stagista.
All’arrivo in piazza Monsignor Dughera, dove si svolgono i giochi, i cinque trovano tutti i posti occupati ed è solo grazie alla magia di Fireball se riescono a “convincere” alcuni visitatori a cedere i loro.
– Oh, guardate – trilla il Re, eccitato, saltellando sulla sedia come un bambino alle giostre – quello in mezzo alla piazza è il tabellone di gioco, giusto?
Il gioco dell'oca

- Però, niente male questo gioco da signorine...

– Brillante deduzione, sire – osserva Archie con il consueto aplomb – l’ha capito dal fatto che tutti i posti sono orientati in quella direzione?

Il sovrano fa una smorfia. – Fai meno lo spiritoso, Archie. Ricordati che su di voi ho ancora piena giurisdizione.

– Ehm… ricevuto, sire.
– E tu, cantastorie, cerca di guadagnarti la tua squallida paga scrivendo qualcosa di glorioso sulla visita del tuo Re nella città di Mortara.
Storm Brave solleva un sopracciglio. – C’è ben poco di epico qui, che possa essere narrato in una ballata. É tutto molto divertente e festoso, certo, ma le canzoni hanno bisogno di eroi e qui non ne vedo.
Archibald solleva un dito indice. – Temo di dovervi contraddire, cavaliere. Questo luogo possiede una storia ricca di eroi e grandi battaglie che sono praticamente sconosciuti da noi, ma nondimeno meritevoli d’esser celebrati. Lo stesso nome di Mortara deriva da una sanguinosa battaglia che combatterono qui i Franchi di Carlomagno e i Longobardi di Desiderio nel 773. Pensate che durante la cruenta battaglia accanto alle chiese di S. Pietro e S. Eusebio morirono due paladini francesi, Amelio d’Alvernia e Amico Beyre, tesoriere reale. Carlo Magno li fece seppellire nel luogo della battaglia: Amico in S. Pietro e Amelio in S. Eusebio. Il mattino dopo trovarono entrambe le spoglie sotto l’altare di S. Eusebio. Sembra che i due amici non volessero stare separati neppure nella morte, anche se questa probabilmente non è che leggenda. Bardo, la pergamena.
Il Bardo fruga nella sacca e dopo aver estratto per sbaglio un calamaio, due poesie licenziose e una lungo salame d’oca riesce finalmente a ritrovare la pergamena sulla storia di Mortara che era conservata alla Biblioteca Reale. Il segretario la prende con due dita e la porge al cavaliere.
– Tenete, Brave -dice – documentatevi e poi ditemi se siete ancora convinto che non ci sia niente di epico da raccontare di Mortara.
Il Palio

- Mmm... l'oca su quel drappo mi ricorda qualcuno. Forse lo zio Reginald, tutto impettito, con quel grosso naso e il sederone ..

Il cavaliere prende la pergamena con un sopracciglio alzato e si immerge nella lettura.
– Piuttosto, Archie… – domanda il Re, grattandosi la barba perplesso – che razza di regole ha questo gioco? Dove diamine sono le oche?
Archibald sospira e rotea gli occhi verso l’alto in una muta supplica. – Fatemi un favore, sire. Dimenticate le oche. Si chiama Gioco dell’Oca solo in senso figurato. Tutte le oche che vedrà oggi sono nella sacca del Bardo.
– Vedo che le pedine sono persone a tutti gli effetti.
– Esatto, mio signore, questa è la versione vivente di un gioco.
– E come fanno a decidere chi comincia? Un duello all’ultimo sangue? – chiede il Re, speranzoso.
– No, sire. È già stato deciso nel prepalio, un evento di tiro con l’arco svoltosi qualche giorno fa.
– Mmm. Capisco. Ci siamo persi il divertimento vero, allora, eh? E il premio per il vincitore qual’è?
– Un drappo, sire. Dipinto da artisti locali e raffigurante scene relative alla città, il patrono S. Lorenzo o il gioco stesso.
Gli sfidanti sono rappresentanti delle contrade di Mortara. Le pedine si muovono sul grande tabellone e chi arriva per primo in fondo vince.
– Comincio a capire. È una specie di gara. E per sapere di quanto devono avanzare le pedine come fanno? Tirano dei giganteschi dadoni?
Archibald fissa il Re per un lungo istante, nel dubbio che il sovrano si stia prendendo gioco di lui; poi scuote il capo, depresso. – Niente dadoni, temo. E anche se fosse non avrebbe senso usarne di giganteschi, dal momento che quello che conta è il numero. – sospira – Ad ogni modo per rendere la competizione più pepata i punti guadagnati nelle piccole gare di tiro con l’arco decidono ad ogni turno di quanto muoverà ciascuna contrada.
– Quali sono le contrade, Archie?
– Sono sette, signore, come indicato su questa pergamena.

Le sette contrade di Mortara

– Ciascuna di loro corrisponde ad un’antica corporazione: Il Dosso (corporazione dei vasai), il Moro (corporazione dei cacciatori), la Torre (corporazione degli orafi), le Braide (corporazione dei mugnai), San Cassiano (corporazione dei vignaioli), San Dionigi (corporazione dei panettieri) e Sant’Albino (corporazione degli speziali). Inoltre…

Il Re lancia un’occhiata sorniona al suo Segretario. – Taglia i dettagli, Archie. Ti va di scommettere?

(Da qui inizia il finale dei Doppio Trio):

Il sovrano però non riceve in cambio nessuna occhiata, neanche uno sguardo.
Archie fissa con occhi folgorati un punto sul tabellone: una bellissima dama, in uno splendido abito di velluto azzurro e bianco impreziosito da ricami dorati, con passo elegante e decisamente regale, avanza sulle caselle al centro della piazza Monsignor Dughera:
– Archie… Archie… mi stai ascoltando?
Non ricevendo una risposta, il Re dirige lo sguardo verso il punto dove pochi istanti prima era rimasto imbambolato Archie.
– Davvero bella quella dama… le confesso che mi ricorda vostra figlia, la principessa Cleofelia.
Dopo qualche imbarazzante attimo di silenzio tra i due:
– Già Archie… non riesco a credere che Cleofelia non si trovi da nessuna parte, ma giuro che riconoscerei i suoi capelli biondi e i suoi occhi ovunque… Aspetta, ma lei è mia figlia!
Con il suo solito sguardo cinico Archibald squadra il sovrano:
– Forse l’aria festosa vi ha dato alla testa… oppure vi siete dimenticato di prendere la pastiglia?
– Ah Ah, fai meno lo spiritoso. In questa topaia non avrò nessun potere, ma nel mio regno sei completamente sotto il mio comando… non ti rendi conto che ho appena ritrovato mia figlia Cleofelia?
I due accennano uno sguardo alla dama, che regala loro un debole sorriso:
– E’ meraviglioso, sire… ma la scommessa a cui avevate accennato poco fa?
– Vero… Beh, su quale contrada punti la vittoria? Visto che è la contrada degli orefici, io scommetto sulla Torre.
– Se posso permettermi, io vorrei scommettere su Sant’Albino… guarda caso la contrada per cui sfila la principessa.
– Sì, ma veniamo al dunque: se vinco io, userò il tuo stipendio mensile per pagare i debiti con il Conte dei Nani, prima che anche lui mi dichiari guerra…
– E se dovessi vincere io?
– Non saprei, Archie. A pensarci bene, mia figlia… ecco, come dire… avrebbe bisogno di un buon partito… non come quel donnaiolo di Storm Brave, e neanche come quell’inutile Bardo, buono solo a trasportar salami… e quello potresti essere tu… se vinci, ovviamente.
– Mi… mi concederebbe q-questo onore?
– Certamente Archie… con qualche piccolo ritocco qua e là.
– Così mi commuovo… cosa intende con qualche ritocchino?
– E voi due cosa confabulate? – sbottano Storm Brave e Fireball, mentre il bardo stagista continua imperterrito a prendere appunti.
-Ve lo spiegherò dopo… non posso perdermi altri attimi del gioco, si sta facendo avvincente…
Così trascorre lentamente il palio, fino al fotofinish tra la Contrada della Torre e quella di Sant’Albino…la prima pedina a varcare la soglia della sessantatreesima casella è proprio Cleofelia.
Dalla folla radunata sugli spalti si leva un applauso e persino l’imbalsamato Archibald Lecter si alza in piedi ed esulta, probabilmente per la prima volta nella sua vita.
Non l’avrebbe mai detto neanche sotto tortura,ma a giudicare dai cuoricini intagliati sotto la sua scrivania si sarebbe potuta sospettare un’infatuazione non da poco,e non ci sarebbe stato nessun dubbio sul significato delle lettere C+A.
Memorabile la scena in mezzo alla piazza Monsignor Dughera:
– Archie… aspettavo da tempo che tu ti dichiarassi – dice Cleofelia, che all’improvviso è arrossita – anche perché se l’avessi fatto io la notizia si sarebbe diffusa troppo velocemente. Però… – rivolgendosi al padre.
– Cosa c’è, figliola?
– Non so come dirtelo,e comunque non approveresti… non voglio tornare nel nostro regno, ma rimanere a Mortara…
Tutti e cinque si scambiano lunghe occhiate per decidere il da farsi. Persino sul volto di Storm Brave, che poco prima sembrava più interessato a sistemarsi la pettinatura, ora appare un’espressione dubbiosa e preoccupata.
– Ehm … come facciamo,sire?
– Beh, in fondo sapete già cosa fare… spero che fratello Fireball si ricordi come aprire un varco dimensionale, oppure saremo costretti tutti a rimanere a Mortara…
– Le faccio presente che potrebbero comunque verificarsi sbalzi temporali che potrebbero ostacolare il viaggio…
– Fireball, per oggi ne ho avuto abbastanza del tuo maghese… possiamo anche tornare a casa. Anche se Mortara non sarebbe male come residenza di vacanza…

Uno sfrigolio magico scuote l’aria e di loro non rimane più traccia.